• Comune di Laigueglia
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Storia

NOTIZIE STORICHE


Alcuni storici fanno risalire l’origine del nome ad Aquilia, dall’aquila che era l’insegna delle legioni romane che attraversavano la Via Iulia Augusta sovrastante Laigueglia. Le prime testimonianze scritte sulla vita del paese risalgono al XII secolo, quando entrò a far parte della repubblica Genovese. Il borgo marinaro – abitato per lo più da pescatori – giurò nel 1191 assoluta fedeltà alla Repubblica di Genova, entrando a far parte dei territori genovesi ed eleggendo un podestà locale.
Tra il XII ed il XIII secolo subì una forte immigrazione di abitanti catalani, che vennero a pescare il corallo nei pressi di Capo Mele e si stabilirono in paese con le loro famiglie, dando origine ad alcuni dei più vecchi ceppi tuttora esistenti.
Nei secoli XV/XVI Laigueglia fu un centro marinaro e commerciale di grande importanza, nonostante la presenza sulle coste liguri dei Saraceni che, favoriti dall’assenza dei marinai in navigazione, assalivano i paesi bruciando le case, portando via gli abitanti ed i loro beni. Due di questi predoni, il turco Dragut ed il famoso Khayr Al Din, detto il Barbarossa, impegnarono per anni in scontri navali e terrestri le armate spagnole e genovesi. La piccola Laigueglia ebbe a che fare con entrambi. Nel 1543 venne attaccata dal Barbarossa, allora ammiraglio dell’imperatore turco Solimano, che tentò lo sbarco sottoponendo la cittadina ad un furioso cannoneggiamento dal mare. Gli abitanti fuggirono verso la collina, mentre dal mare le navi della Repubblica risposero all’attacco, cosicché i Turchi abbandonarono l’impresa. Nel 1546 lo sbarco riuscì però al pirata Dragut che fece incetta di ostaggi. Fu grazie al capitano alassino Giulio Berno che Laigueglia ed i suoi abitanti furono salvi. Comunque, in quel periodo gli attacchi dei corsari e dei pirati lungo le coste liguri s’infittirono. La Repubblica invitò allora tutti i Comuni rivieraschi a munirsi di torri, di bastioni, di cinte murarie, fornendo aiuti finanziari e persino all’occorrenza, i progettisti più esperti. Anche Laigueglia pensò alla sua difesa, facendo costruire tre torrioni, di cui possiamo ammirare il superstite: quello di levante.
Nel sec. XVII la marineria mercantile raggiunse il suo massimo sviluppo con il trasporto di olio, granaglie e vino, con un traffico di oltre 100 bastimenti al mese.
Come testimonianza di quel periodo di invasioni e di fulgori rimane oggi l’architettura caratteristica del vecchio centro storico con i suoi tipici carruggi, progettati per esigenze difensive e la maestosa Chiesa di San Matteo realizzata nella sua ultima, attuale struttura tra il 1754 ed il 1783 sull’area del preesistente Oratorio omonimo risalente al IV secolo d.c.

I MAESTRI D’ASCIA


All’inizio del XIX secolo si contavano a Laigueglia ben dieci moli: i suoi cantieri navali erano famosi per la loro efficienza ed utilizzavano il legno che, proveniente dai boschi di Calizzano, di Stellanello e di Andora, fatto essiccare all’aperto, era curvato e plasmato col fuoco dagli abili maestri d’ascia. Venivano varate imbarcazioni perfette, invidiate e richieste da armatori di altri paesi. I grandi velieri ormeggiavano al largo, dopo aver sparato a salve per salutare il Patrono San Matteo, mentre i più piccoli attraccavano ai moli, da dove decine di scaricatori e di facchini provvedevano a caricare o a scaricare le merci, mentre le gondole ciazzine facevano la spola dalle navi alla riva. Il traffico marittimo era dunque rilevante; all’inizio dell’800 a Laigueglia si fermavano 100-120 navi al mese, senza contare le barche da pesca locali, le gondole e quelle in transito; dal 1804 al 1808 si contarono ben 5.520 velieri con una media di 1.100 l’anno. Le merci venivano scaricate nelle piazze prospicienti il mare in attesa di essere risposte nei magazzini o trasportate altrove.


LAIGUEGLIA OGGI

Inserita nella Baia del Sole, in una posizione privilegiata, raccolta tra Capo Santa Croce e Capo Mele, Laigueglia conserva nei suoi vicoli, nelle piazzette affacciate sul mare, nelle chiese e nei santuari, il suo passato costruito da pescatori, marinai, mercanti.
Anche per queste sue caratteristiche Laigueglia è stata selezionata come uno de “I borghi più belli d’Italia”.
Il “cuore” di Laigueglia è il centro storico: il “budello” ricco di storia e tradizioni, che si sviluppa linearmente sulla costa, tra interessanti esempi di manufatti religiosi ed edifici privati, tra i vicoli stretti e gli slarghi di getto sul mare.
Il tipico mare con il fondale basso, la sabbia finissima e le temperature miti anche in inverno permettono varie attività sportive e rappresentano la maggiore attrattiva per i turisti. Esiste una locale scuola vela, che organizza gare di pesca e regate di rilevanza nazionale.
Alle spalle del centro abitato, il contesto collinare offre la possibilità di itinerari sentieristici per passeggiate a piedi ed escursioni storico – naturalistiche, anche in mountain bike, che conducono fino all’antico abitato di Colla Micheri e al castello di Andora. Lungo il percorso escursionistico, si incontra la dimora di Thor Heyerdahl, il famoso antropologo norvegese il cui nome è legato alle vicende del Kon Tiki, che del posto ebbe a dire “…Ho passato la mia vita a esplorare il mondo. Ma quando giunsi in questo luogo non ebbi esitazioni: la mia casa sarebbe sorta in questo piccolo paradiso…”.


LAIGUEGLIA A TAVOLA

La cucina laiguegliese è caratterizzata da piatti a base di pesce. Sono tipici: i frisciöi de gianchetti (frittelle a base di farina e novellame); gli zerri e i totani fritti, pesce tipico di Laigueglia pescato a Capo Mele; e la zuppa di pesce del Golfo di Capo Mele. Tra i dolci, molto apprezzati: i baci di Laigueglia a base di cioccolato; il pane del marinaio (altrimenti detto del pescatore); i marunsìn, biscotti duri a base di mandorle. Ed inoltre: é paste d’amandùa, é papuétte é treïe, dolci a base di mandorle ricoperte di glassa con la caratteristica forma di paperette e triglie, la cui ricetta originale è conservata solo da poche famiglie originarie del luogo. La locale Pro Loco propone ogni anno in occasione dei festeggiamenti patronali le balette de S. Maté, frittelle dolci a base di farina e uvetta.